Il Ginseng protegge il cervello da ictus e malattie neurovegetative Fonte: La Stampa. it (Benessere) 17 gennaio 2011 Una proteina componente del ginseng è stata ritenuta attiva nel proteggere il sistema cerebrale dalle malattie degenerative e dall’ictus. Il ginseng, soprattutto qui in Italia, è conosciuto come un supplemento alimentare per dare tono, da utilizzare nei momenti di stress o quando ci si sente stanchi e affaticati. Ma in patria, in Oriente, è altresì conosciuto anche per altri utilizzi. Questa preziosa radice, nella Tradizione si riteneva guarisse la tubercolosi, ma anche i problemi legati al sistema nervoso centrale, e avesse un’azione antiglicemica. Le opinioni scientifiche al riguardo sono da sempre controverse e contraddittorie: se da un lato c’è chi sostiene la sua efficacia in molte situazioni; dall’altro c’è chi lo ritiene sovrastimato e addirittura pericoloso. Oggi però, un nuovo studio mette l’accento sulle proprietà di una proteina che sarebbe attiva nel proteggere il cervello dalle malattie degenerative come Alzheimer e Parkinson, oltra a favorire il recupero dopo un ictus ischemico. Il dottor Qiong-Lan Yuan della Tongji University School of Medicine (Cina) e colleghi hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulle pagine della rivista Ethnopharmacology. Qui si legge che sono stati valutati gli effetti, su modello animale, della Ginsenoside Rb1 (GRb1), una proteina presente nella radice del ginseg. A un gruppo di topi adulti colpiti da ictus ischemico è stata somministrata la sostanza proteica attiva; mentre a un altro gruppo nelle stesse condizioni mediche non è stato dato nulla. Al termine dello studio i dati acquisiti hanno mostrato che nei topi trattati con la GRb1 vi era stato un significativo aumento di cellule staminali neurali, altresì note per essere dei precursori delle cellule neuronali. Al contrario, nel gruppo colpito da ictus ischemico che non era stato trattato con la proteina non si riscontravano cambiamenti. I risultati hanno rivelato che l’infusione di GRb1 nei topi, dopo tre e cinque giorni dall’evento ischemico, ha significativamente promosso il recupero delle funzioni neurologiche. «Questo studio dimostra che la GRb1 promuove un’azione di recupero neurale, [...] e induce la neurogenesi dopo un’ischemia cerebrale», scrivono i ricercatori. «Questi risultati forniscono un nuovo sostegno agli effetti neuroprotettivi della GRb1 contro l’ictus ischemico, i quali possono essere potenziali trattamenti terapeutici per le altre malattie neurodegenerative come l’Alzheimer e il Parkinson», concludono.
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