27-04-2020

Proges ai tempi del Coronavirus: voci e testimonianze dirette dalla Cooperativa

Testimonianze dirette di chi lavora all’interno di alcune strutture

L’emergenza Coronavirus ha provocato lo stravolgimento della quotidianità non solo privata ma anche lavorativa di ognuno, comportando la necessità di una reimpostazione delle attività all’interno delle aziende. Proges ha risposto a queste difficoltà, grazie al prezioso contributo professionale di soci e dipendenti, con la ridefinizione delle modalità operative all’interno delle diverse strutture per anziani e disabili, ma anche stabilendo nuove metodologie di comunicazione virtuali per rimanere in contatto con le famiglie. È il caso delle videochiamate con i parenti, attraverso le quali gli ospiti dei servizi socio-assistenziali hanno la possibilità di parlare con i propri cari, oppure di strumenti quali video e dirette realizzati dagli educatori di Scuole e Nidi per l’infanzia in modo da continuare a sentirsi uniti anche se a distanza con bambini e genitori.

Un cambiamento che ha visto in prima linea operatori, coordinatori e insegnanti, pronti nell’adattarsi alle nuove soluzioni rendendole operative e funzionali al mantenimento di una quotidianità sia a livello di interazione sia di assistenza.

A due mesi dall’inizio dell’emergenza abbiamo voluto raccogliere alcune testimonianze per dare voce a impressioni, esperienze e sensazioni.

Alla domanda su come sia cambiato il lavoro al tempo del Covid 19, Giuseppe Massimo – educatore del Nido Scuola per l’infanzia il Gelsomino di Parma – ha risposto: “All’inizio siamo rimasti spiazzati e sorpresi perché non si capiva bene cosa stava succedendo, ma ricordo il senso di vuoto mentale e interiore. Con i colleghi ci siamo organizzati e abbiano attivato un canale di comunicazione con le famiglie, per non rompere il filo che si era creato dall’inizio dell’anno, attraverso videoletture e laboratori. Certamente abbiamo dovuto rimodellare la nostra immagine di educatori, anche perché senza il contatto fisico sono cambiati i nostri punti di riferimento spazio-temporali”.

“Il mio lavoro è cambiato molto – spiega Sara Lamanna, coordinatrice Nido e Scuola dell’Infanzia Aladino di Parma – da subito, nel gruppo di lavoro, si è sentito m forte il bisogno di comunicare con le famiglie e con i bambini. Abbiamo scoperto questa capacità di reinventarci e di capire come la relazione che costruiamo giorno per giorno, anche in questi momenti, emerge in modo molto importante”.

“Abbiamo avuto la necessità di riorganizzare numerosi aspetti del nostro lavoro – racconta Germano Colla, animatore della CRA Città di Salsomaggiore – i compiti e le mansioni sono stati rivoluzionati per adattarsi alle necessità imposte dall’emergenza. La figura dell’animatore è molto importante dal punto di vista emotivo, perché le persone sentono forte l’assenza della famiglia. Dall’altra parte c’è il bisogno di rassicurare i famigliari”.

“Mi sembra di vivere in un tempo sospeso – sostiene Paola Azzali, coordinatrice Nido Scuola dell’Infanzia Lo Scoiattolo di Parma – con la consapevolezza che quando torneremo dovremo imparare nuove modalità e agire nuovi modelli formativi. Nel frattempo stiamo organizzando la didattica a distanza con video, foto e documenti da inviare ai genitori”.

Chi è in prima linea come Maria Antonietta Petrolesi – Referente Servizi Humanitas di Milano – si sofferma sulla rivoluzione subita dalla sua figura lavorativa in virtù delle necessità di gestione: “Siamo usciti da una zona comfort e ci è stato chiesto di adeguarci all’emergenza. Ora accolgo i pazienti dimessi che sono in quarantena. Non è stato facile, ma se lavori in prima linea ti dimentichi della paura, che non va via ma, se affrontata, permette di guardare il lato più umano delle cose. In questo senso sono molto fiera di poter dare il mio contributo”.

Sull’attività svolta dalla Cooperativa e sul rapporto con i colleghi, Sara Lamanna sottolinea che “in questo momento la Cooperativa ha tirato fuori una capacità di risposta incredibile. È riuscita a darmi un grande senso di appartenenza e i miei colleghi che si trovano impegnati in prima linea penso debbano essere ringraziati per tutto quello che stanno facendo”.

A rendere complessa la gestione dell’emergenza non è soltanto l’emergenza stessa, ma anche il mantenimento di una tranquillità e serenità all’interno del contesto “famiglia”, certamente scosso e preoccupato.

“In famiglia cerco di rassicurare tutti e racconto gli aspetti positivi di questa situazione lavorativa”, racconta Maria Antonietta Petrolesi. Vicino a lei, Gesiana Zappia – accoglienza e gestione ospiti Humanitas di Milano – aggiunge “I miei genitori sono un po’ preoccupati, però li rassicuro specificando che lavoro con la massima protezione. Mi sento orgogliosa di poterlo svolgere”.

Pensando al domani, è alla costruzione di un senso comune di solidarietà e cambiamento, Giuseppe Massimo specifica “la solidarietà e uno spirito senso comune hanno portato a una minore diffusione del virus e questo ci costringerà a ricalibrare un po’ tutto. Anche questa mancanza di fisicità ci condurrà a una ridefinizione delle nostre relazioni, soprattutto qui a Nido dove l’attività si basa proprio sui rapporti personali”.

“Sono fermamente convinta che dovremo ripartire proprio dai bambini – evidenzia Paola Azzalisia per andare incontro alle esigenze delle famiglie ma anche e soprattutto perché ritengo che la scuola dell’infanzia sia un luogo molto importante per la loro crescita emotiva e sociale. Ci sarà la necessità di creare nuovi modelli e stili educativi”.